Il nostro viaggio letterario a tappe inizia con un grande classico ovvero il "Viaggio in Italia" di Goethe.
Il viaggio di Goethe in Italia, iniziò come una fuga.
Aveva 37 anni e da 10 anni il giovane artista viveva alla corte del piccolo ducato di Weimar, rivestendo l'incarico di ministro e consigliere del principe Carl August, della cui amicizia godeva.
Sia che i suoi risultati come politico non fossero entusiasmanti, o che la sua importante posizione facesse ombra ai vecchi cortigiani ed ai politici di lungo corso, il giovanotto non godeva nella corte di molta benevolenza.
Aveva i suoi amici, appassionati umanisti, pittori, scultori, artisti appassionati come lui ed aveva un'amante: Charlotte Von Stein, sposata e di sette anni più vecchia.
Ma il Goethe che parte nelle prime ore del 4 settembre 1786, solo alla volta del Brennero sotto le false generalità di Jean Philippe Möller, commerciante di Lipsia, è un uomo che si dibatte in una profonda crisi: cerca nella fuga in Italia la realizzazione di un desiderio fortissimo, ma soprattutto cerca l'iniziazione al nuovo uomo e all'artista, la cui nascita è il vero scopo della sua esistenza.
Il suo viaggio durerà 20 mesi, fino all'aprile del 1788. A metà giugno di quell'anno lo ritroviamo a Weimar, ma lui è definitivamente cambiato e pur conservando i rapporti con la corte e e gli uomini potenti del suo tempo (Beethoven glieli rimproverò sempre, vedendovi una condotta opportunista), Goethe si consacrerà totalmente e definitivamente alla letteratura e alle arti.
Queste le circostanze che agitavano l'animo del viaggiatore inquieto e quasi spaventato dal suo gesto, che a tappe forzate: Ratisbona, Monaco, Mittenwald, giungeva al Brennero la sera dell'8 settembre. Qui, dal 48° parallelo, annota soddisfatto, dove iniziano il tepore e i climi miti, prende avvio il viaggio in Italia di uno dei più celebri tra i tanti europei che dalla metà del 1700 in avanti, anche grazie alla "scoperta" dell'archeologia da parte di Winckelmann, si impegnarono nel cosiddetto "Grand tour".
I frammenti che seguono sono tratti dall'edizione Vallecchi del 1955 curata da Aldo Oberdorfer, ma una delle più recenti e complete per l'apparato critico è quella edita nella collana "I meridiani" di Mondadori.
11 marzo 2010
[Bologna] ...Verso sera mi sono, infine, salvato da questa vetusta, rispettabile e dotta città, da questa folla che, sotto i pergolati a volta, sotto i portici, che si estendono in quasi tutte le strade, garantita contro il solo ed il tempocattivo, può andare e venire, dondolarsi, comprare e occuparsi dei suoi affari. Salii sulla torre per godermi tutta quella buon'aria. Di là il panorama è superbo: a nord si vedono le montagne del Padovano; poi le Alpi della Svizzera, del Tirolo e del Friuli. Si vede, in una parola, tutta la catena nordica: questavolta, però, nella nebbia. Verso occidente un orizzonte sconfinato nel quale emerge soltanto il campanile di Modena. Verso oriente una pianura tutta unita fino al Mare Adriatico, che si scorge al levarsi del sole. A sud le prime collinwe degli appennini, coltivate e piantate fino alla loro sommità, popolate di chiese, di palazzi e di ville come le colline di Vicenza.
Il cielo era assolutamente puro, non si vedeva una nuvola, soo, all'orizzonte, una specie di nebbia secca.il guardiano assicurava che, oramai da sette anni, sussisteva questa nebbia nella contrada. Prima, col cannocchiale, egli discerneva benissimo le montagne di Viecenza, con le loro case e le cappelle, ciò che ora era divenutomolto raro anche nei giorni più sereni. Ed aggiungeva che questa nebbia si posava, preferenza, sulla catena settentrionale e rendevala loro cara patria un avero soggiorno di Cimmeriani. Costui mi fece anche osservarelparia e la posizione salubre della città; e i noltre, che i tetti sembravano ancora nuovi,che nessuna tegola era attaccata dalla mufa e dall'umido.Bisogna convenire che davvero i tetisono tutti ben tenuti e belli; ma credo che vi contribuisca anche la qualità delle tegole: una volta, almeno, se ne cuocevano di eccellenti in questo paese.
La torre inclinata è uno spettacolo abominevole e, intanto è molto verosimile che sia stata apposta così costruita. Ecco come io mi spiego una tale follia. Nei tempi di agitazioni cittadine ogni grande edificio diventava una fortezza nella quale ogni famiglia potente elevava una torre. A poco a poco queste costruzioni divennero un piacere e anche un onore. Ciascuno voleva fare sfoggio di una torre, e quando infine, le torri verticali divennero troppo comuni, si pensò a erigerne una inclinata. Proprietari e architetti hanno raggiunto il loro scopo: si dà un'occhiata alle cento torri diritte, slanciate, ma si cerca la torre che pende. Dopo ho voluto salirvi. Gli strati di tegole sono messi orizzontali. Con del buon cemento e delle ancore di ferro si possono facilmente fare delle pazzie...
mercoledì
Alle tre del mattino me la svignai da Karlsbad temendo che altrimenti non mi avrebbero lasciato partire
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